La Concordia mette discordia tra sindaco e parroco

Il sindaco di Besana Brianza duro con il parroco "pizzicato" sulla Costa Concordia mentre aveva detto di partire per un ritiro spirituale. "Chi la fa l'aspetti, non mi si chieda solidarietà", dichiara il sindaco

Chi l'avrebbe detto? Besana Brianza come Brescello? Non è proprio così. Le "ruggini" che dividevano il sénndic Peppone e il prevosto Don Camillo erano un po' più alte, del resto la guerra fredda spaccava in due anche i paesi di mille abitanti. Anche se poi, nel segreto degli iscritti alla sezione comunista e dei parrocchiani, i due rivali si volevano un gran bene.

Più terra-terra l'argomento che in questi giorni divide il sindaco di Besana Brianza, Vittorio Gatti, e il parroco Massimo Donghi. Il don, come è arcinoto, è stato beccato tra i superstiti della Costa Concordia: peccato che aveva detto di partire per un ritiro spirituale.

Il paese si spacca: chi tutto sommato decide di perdonare il parroco, chi invece proprio non riesce a sopportare che proprio lui, che dovrebbe dare sempre il buon esempio, abbia mentito. E qualcuno l'accusa anche di avere raccolto il denaro direttamente dai fedeli.

Ora, dopo che Striscia la Notizia ha fatto capolino in Brianza, parla il sindaco, Vittorio Gatti. Che non è proprio come Peppone, perché è stato eletto per il centro-destra (Pdl, Lega e Udc) pur con un passato da socialista riformista. "Non mi si chieda solidarietà perché non credo che la concederò", dichiara il sindaco. Motivo? Forse una ruggine dell'anno scorso, che lui stesso spiega: "Ai festeggiamenti dei 150 anni dell'Unità ero in ospedale, ma via Facebook non si è fatto problemi a criticare la mia assenza alla cerimonia".

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Naturalmente Gatti è contento che il parroco sia sano e salvo: "Ma non è giusto - aggiunge - prendere in giro la gente e raccontare palle".

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