Monza salva, il decreto non sarà convertito: ma ora mancano i soldi

La riunione di martedì sera in commissione Affari Costituzionali ha ufficializzato quanto era nell'aria: tutto resta com'è. Il rischio adesso è il caos istituzionale: agli Enti sono stati tagliati i fondi

Dario Allevi, presidente della Provincia di Monza

MONZA - Il decreto Province non sarà convertito: lo hanno deciso all'unanimità i membri della commissione Affari Costituzionali del Senato riuniti in seduta lunedì. Alla riunione erano presenti i ministri FilippoPatroni Griffi e Piero Giarda. Sulla mancata conversione in legge ha pesato il numero eccessivo di sub-emendamenti, in tutto 140: impossibile l'approvazione con i tempi stretti imposti dalla crisi di governo maturata in questi giorni.  "Il governo ha fatto ciò che doveva fare - ha commentato Patroni Griffi - abbiamo fatto un buon lavoro di spending review assieme al Parlamento. Ma poi si sono imposti alcuni 'giochi' in Aula".

"OCCASIONE PERSA" - "Abbiamo perso un'occasione importante" ha commentato il presidente della commissione di Palazzo Madama Carlo Vizzini. Ma il più deluso di tutti è il presidente dell'UPI (Unione Province Italiane) Antonio Saitta: "Ora è necessario garantire i servizi nel Paese a rischio, come la manutenzione delle scuole, delle strade, i centri per l'impiego e il trasporto locale". Il rischio è che con i tagli impoosti dalla legge di stabilità gli enti sopravvivano, ma senza soldi. Un caos istituzionale che si rifletterebbe sulle materie di competenza.

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LE REAZIONI -  Nonostante tutto, la parola d'ordine in Brianza in queste ore è "moderazione". La vittoria ottenuta "a tavolino" non soddisfa Dario Allevi, presidente dell'ente di via Grossi."Tiriamo un sospiro di sollievo,ma spero di festeggiare sotto l'albero a Natale (dopo l'approvazione della Legge di stabilità, ndr): per il momento è solo una vittoria parziale. Il Governo ha fatto un pasticcio, e adesso devono trovare le risorse per il problema economico che si è creato".  Freno a mano tirato anche per Walter Mariani, presidente dell'Unione Artigiani MB "Avremmo preferito che venissero riconosciute esplicitamente le ragioni espresse a sostegno del mantenimento di Monza come provincia, piuttosto che beneficiare di un risultato indiretta" - osserva - Ad ogni modo accogliamo positivamente l'archiviazione del progetto di riordino che tanto dibattito aveva suscitato".

L'ULTIMA PAROLA - La partita del resto non è ancora chiusa. Il decreto è caduto per situazioni contingenti  - le minacce di Alfano e il rientro in campo di Berlusconi -  e non per una scelta politica esplicita. Il destino degli enti non è quindi scontato. Molto dipenderà da chi salirà a Palazzo Chigi dopo le prossime elezioni nazionali. In caso di una candidatura con vittoria di Mario Monti, l'attuale premier potrebbe riproporre l'argomento con la forza di una legittimazione politica.  Ma non è escluso che anche governi di altro colore possano giocarsi il tema in campagna elettorale.

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