La discesa agli Inferi del killer del tribunale: ora è solo in una cella

Claudio Giardiello, l'assassino del tribunale di Milano, è in carcere a Monza: rifiuta il cibo, la tv e i colloqui. In una cella il suo lento ma inarrestabile declino è arrivato al culmine, dopo gli anni della "bella vita" da imprenditore

Claudio Giardiello

Dal jet privato ai pochi metri quadrati di una cella del carcere. Dal tappeto verde dei casinò alla mensa di un penitenziario. Dalla vita da nababbo a quella da recluso, passando per i mesi da disperato e “fallito”. 

Ora è completa la discesa agli inferi di Claudio Giardiello, il cinquantasettenne ex imprenditore che giovedì mattina ha seminato il panico nel tribunale di Milano uccidendo tre persone e ferendone altre due

Ora che è in cella, il suo lento ma inarrestabile declino è arrivato al culmine. In carcere non mangia, rifiuta la tv, non parla con nessuno. Non ha parlato neanche con pm e giudice che sabato mattina si sono presentati in cella per l'interrogatorio di garanzia: Giardiello ha avuto un malore ed è stato ricoverato in infermeria. Per lui la procura di Brescia ha ipotizzato i reati di omicidio plurimo premeditato, tentato omicidio e lesioni gravi. Ma non è escluso che venga accusato anche di strage. 

E’ inquieto Giardiello. E’ agitato dai ricordi dei bei tempi andati: degli anni in cui si concedeva viaggi in piccoli jet privati e lunghe serate al casinò; dei periodi in cui nel suo patrimonio c’era la casa di Brugherio, dove ora vivono solo sua moglie e sua figlia, un appartamento in centro a Milano e tante costruzioni che lui stesso con le sue aziende aveva tirato sù. 

Ma è agitato anche dal pensiero di non aver portato a termine il suo progetto. Perché sì, quello del killer del Tribunale era un progetto studiato nei minimi dettagli come mostrano i sopralluoghi che avrebbe fatto più di una volta a palazzo di Giustizia e come evidenzia l’unico filo rosso che collega le tante vittime: la Magenta S.r.l., l’azienda edile di Giardiello e soci per il quale fallimento l’assassino era imputato. 

Ma a fermare il progetto stragista dell’imprenditore fallito sono stati i carabinieri, che lo hanno arrestato a Vimercate mentre - pistola in pugno - si recava nella bergamasca ad uccidere Massimo D’Anzuono, altro ex socio. Era lui l’ultimo nel mirino, dopo il giudice Fernando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e l’imprenditore Giorgio Erba

L’ultimo colpo, però, Giardiello lo avrebbe tenuto per sé. L’ultimo tassello del puzzle di sangue e vendetta era lui. E per questo ora in carcere, dove è finito il suo declino, è tenuto sotto controllo ventiquattro ore su ventiquattro. 

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